Testi

Suggestivi ossimori

Pierfrancesco Listri, Maggio 2013

Le opere di Antonella propongono un suggestivo ossimoro: si offrono, alla prima lettura, come porzioni di realtà (scelta con onnivoro interesse) colta e descritta con estrema perizia disegnativa e con una straordinaria allegria di colori. La nostra autrice appare come l’intelligente cronista del quotidiano e non solo, catturato con grazia incuriosita.

In realtà, però, Antonella dipinge e cala nei suoi quadri quasi sempre un forte valore simbolico di tipo etico e non solo e, perlopiù, con un alto stemma di risentita femminilità.

La sua storia è lunga, giacché cominciò a disegnare a sette anni; proseguì durante gli anni di scuola nella sua Umbria, finché un suo insegnante la propose come naturale candidata all’Accademia delle Belle Arti. Quasi ventenne, prese pratica dell’acrilico, accanto a un grafico che le insegnò – si vede anche oggi – alcuni segreti. Il suo primo periodo significativo fu dedicato a opere naif, via via raffinate nel tempo. Moglie e madre, per questi compiti trascurò dieci anni alla pittura, per poi riprenderla, nel nuovo clima di Vienna dove lavorò, accanto a un pittore di nome, con la tecnica ad olio. Più tardi, a Londra, approfondì ancora i segreti di una carriera che, come si vede, si nutre e trascorre dal coacervo intellettuale di Vienna alla bellezza tranquilla della sua Umbria e poi della Toscana e agli spiriti aggiornati e intellettuali della capitale londinese.

Fra i suoi maestri, più di spirito che di stile, Orazio Gentileschi e Caravaggio, affascinata dalle sue luminosità. Oggi insegna anche storia dell’arte.

Ma l’idea di fondo, s’è detto, sta nella miscela fra i dettagli della realtà e i suoi significati simbolici. Inoltre vive con partecipata intelligenza quel senso di dualità che è in ciascuna creatura e che tende – anche nella dualità maschile e femminile – alla conquista di quello che lei stessa chiama “un giusto equilibrio”, per non dire di un’altra dualità, quella fra la razionalità calvinista dell’Europa nordica e la meridionalità latina della sua terra mediterranea.

Osservando la sua lunga produzione si nota la grande varietà dei soggetti, che trascorrono dagli scenari marini a quelli nevosi, dalla simbologia della maschera (tradimento odierno della realtà vera) al tema dell’abbraccio, fino a strani opposti figurativi, come uno splendido sciame di farfalle fermate sulla tela o, invece, una ardua catena dei dna che navigano nello spazio e segnano i suoi legami affettivi e familiari.

Antonella ha il dono di unire una grande qualità disegnativa, e quindi la precisione delle forme, con una sonora vivacità cromatica (il rosso appassionato è il suo colore più femminile). I particolari e la luce sono, insieme al peso simbolico delle cose e delle situazioni, la forma più suggestiva del suo racconto in pittura.

Dunque un’artista moderna e antica, curiosa ma pur ferma ad alcuni principi, lieta e varia come chi ama la vita e ama rappresentare il mondo, come avranno la fortuna di cogliere i visitatori di questa bella mostra, che ha luogo a Firenze in una prestigiosa galleria del centro.

Le testimonianze reali ed il fascino delle “Avventure“ fantasiose

Renato Lamperini

Lo stimolo delle intuizioni intellettive e l’equilibrio interiore, in perfetta ed armonica sintonia, formano la sintesi delle trascrizioni pittoriche di Antonella Brizioli, le quali prevaricano l’elemento presente e confermano i valori di un passato remoto, instaurando un interessante dialogo, con un linguaggio spontaneo e comprensibile, tra uno spirito aperto e sereno e la vastissima generalità umana.

L’operato pittorico di Antonella Brizioli, infatti, non limita l’effetto alla gioviale contemplazione, ma costituisce una ricerca sulla conduzione di un particolare modo di vita, articolata, al di là della stessa oleografia scenica, da sensibili fusioni tra testimonianze reali e fantasia.

I suoi paesaggi innevati e caratteri stici ripropongono le condizioni ambien tali più affabili e concrete di epoche dimenticate dall’uomo, e gli aspetti più sublimi della natura “ritratti” nelle limpide e suggestive atmosfere silenti delle radure imbiancate o di boschi fioriti incontaminati, rivelano l’intensa partecipazione emozionale dell’artista ed infondono un dolce abbandono mnemonico nell’osservatore.

I due inconfondibili personaggi, presenza artefice della possibile armonia uomo-ambiente scoprono, con i loro giochi, il lato malizioso del
racconto come a voler sottolineare che è l’uomo in definitiva a creare l’assurdo fantastico proprio, perché esso dimentica facilmente il ruolo principale della natura.

La capacità dell’artista di sentire e di interpretare, in chiave di realismo lirico in abbinamento al trasporto ideativo, eleva la condizione di una personalità giovane, ma ricca di una forte sensibilità umano-compositiva, che riesce a trasmettere il calore del vecchio “mondo” riscoperto unitamente al fascino misterioso delle “avventure” fantasiose.

Un linguaggio, quello di Antonella Brizioli, che si riallaccia, per certi aspetti, alla cultura naif, ma che “corre” libero e coerente nel gusto, delicato nella forma, avvolgente nelle sensazioni più intime, e fertile nell’immaginazione.

Da Rivista “Arcobaleno” – Berna:
30 Artisti italiani espongono al CISAP di Berna 04.12.1981

Intervista ad Antonella Brizioli
Mario Lo Russo

Brizioli Antonella – Pittrice naif, una delle più giovani del gruppo, vive e lavora a Perugia. Dipinge con la spontaneità di un’adolescente, le sue tele incantano per la spontaneità e la riuscita dei temi trattati. I suoi colori preferiti sono il bianco, il viola e l’azzurro, dall’abbinamento degli stessi ne scaturisce una calda colorazione.

D. Sembra che nelle sue tele non sia presente la realtà, le immagini stesse ispirano un’ idilliaca estasi.
R. Parto sempre dal presupposto di ritrarre qualche azione quotidiana, ma in un mondo semplice e incontaminato, è per questo che
l’osservatore riesce ad avere la sensazione della irrealtà delle mie tele.
Capisco che il mio mondo è fantastico e chimerico.

D. Le sue tele non esprimono la lotta esistenziale dell’uomo.
R. La vita, a causa della mia acuita sensibilità, mi fa molto lottare, cerco appunto sulla tavolozza l’ideale rifugio, lontana, almeno idealmente, dalle tempeste umane.
Ad esempio, dipingere delle collinette ricoperte di neve, mi dà tanta calma e tranquillità.

D. Vuole dire qualcosa ai suoi coetanei della seconda generazione in Svizzera?
R. Innanzitutto che sono felicissima di aver esposto a Berna. Spero, insieme ai miei coetanei, in un domani più giusto ed umano. Spero tanto che la realtà di domani sarà come io, oggi, la dipingo sulle mie tele.

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